Ansia e depressione: generalità e trattamenti farmacologici

I dati di prevalenza delle sindromi depressive che rientrano in definite categorie nosografiche variano nella popolazione generale tra il 3% e il 9%. I disturbi depressivi costituiscono quindi una condizione patologica molto frequente. Questi disturbi sono associati allo sviluppo di gravi deficit in svariate aree di funzionamento (familiare, sociale, lavorativo, sessuale) e ad un elevato rischio di mortalità, dovuto principalmente alla messa in atto di condotte suicidarie. Al riguardo, al di sopra dei 16 anni di età, la presenza di depressione aumenta il tasso di mortalità del 50%.
L’impatto sociale ed economico dei disturbi depressivi è considerevole: è stato calcolato che, da soli, i disturbi depressivi costituiscono circa il 5% della spesa nazionale per la salute. Alcune ricerche hanno evidenziato come l’emergere di una condizione di disabilità e di cattivo funzionamento sociale, osservabile secondariamente ad un episodio depressivo, sia comparabile in termini di costi sociali a quella rilevabile in alcune malattie somatiche ad andamento cronico, quali il diabete mellito e l’artrite.
E’ ben documentato da una serie numerosa di studi clinici che i farmaci ad azione antidepressiva (AD) sono superiori al placebo nel trattamento dei pazienti affetti da episodi depressivi che, utilizzando i criteri nosografici dell’International Classification of Disease, sono inquadrabili nell’ambito degli episodi depressivi medio-gravi singoli o che appartengono ad una sindrome depressiva ricorrente o a una sindrome affettiva bipolare. L’efficacia del trattamento farmacologico nelle altre forme di depressione è meno documentato, tuttavia l’introduzione degli SSRI (Selective Serotonine Re-uptake Inhibitors), ha di fatto esteso il trattamento farmacologico della sindrome depressiva anche alle forme clinicamente più lievi o appartenenti a categorie nosografiche per le quali l’analisi della letteratura internazionale non dimostra sempre una superiorità di questo tipo di trattamento rispetto al placebo o a farmaci non specifici per la depressione, come ad esempio, le benzodiazepine. Vi è da rilevare inoltre che oggi gli AD vengono utilizzati anche in contesti clinici diversi da quelli configurati da una riduzione del tono timico. Il Disturbo di Panico, il Disturbo Ossessivo Compulsivo, la Fobia Sociale, il Disturbo Algico, il Disturbo di Depersonalizzazione, il Disturbo Post-traumatico da Stress, il Disturbo Borderline di Personalità, l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa non sono che alcuni dei disturbi i cui protocolli terapeutici, se non le linee guida, prevedono anche l’utilizzo di AD. L’uso di questi farmaci è pertanto estremamente diffuso.
Sulla base dell’attività farmacologica si possono distinguere tre gruppi fondamentali di AD: il primo costituito da farmaci ad azione inibente la ricaptazione delle monoamine (inibitori selettivi: SSRI, SNRI, NARI; e non selettivi: Triciclici), il secondo costituito da sostanze ad azione inibente le Mono Amino Ossidasi - IMAO (inibitori reversibili e non reversibili), e un terzo gruppo, una categoria residua, che comprende gli AD il cui meccanismo d’azione è atipico, cioè si discosta, in parte o del tutto, da queste due azioni. I Triciclici e gli inibitori irreversibili delle Mono Amino Ossidasi sono le prime due classi di AD entrati in commercio e sono anche conosciuti come AD di 1° generazione. Le molecole sviluppatesi successivamente sono conosciute come AD di 2° generazione. Questi comprendono gli SSRI (fluoxetina, paroxetina, fluvoxamina, sertralina, citalopram, escitalopram), SNRI (venlafaxina, duloxetina), NARI (reboxetina), gli IMAO reversibili (moclobemide, tolaxotone), gli AD atipici (trazodone, mianserina, mirtazapina, minaprina, viloxazina, 5-idrossitriptofano, S-adenosilmetionina).
 
 
I nuovi AD (AD di 2° generazione) si sono rivelati efficaci, ma non in genere più efficaci dei triciclici nel trattamento dei quadri depressivi medio gravi. Tuttavia è opinione largamente condivisa che l’introduzione sul mercato degli SSRI abbia abbassato la soglia per l’intervento farmacologico, ed esistono evidenze di una maggiore efficacia di alcuni SSRI rispetto ai triciclici nelle depressioni con marcata componente ansiosa. Ben documentato è inoltre il fatto che molti degli AD di 2° generazione presentano una maggiore maneggevolezza dovuta in parte ad una minore incidenza di effetti collaterali (soprattutto anticolinergici e cardiotossici), e una maggiore sicurezza nel caso di sovradosaggio.
 

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