ASPETTI STORICI, CULTURALI, SOCIALI
 
 
Modelli storici e interpretativi
Per tutto il Medio Evo il folle è appartenuto al sacro: una manifestazione di Dio o del Demonio. Nel IV e V secolo, con la crisi dell’Impero Romano, i folli venivano condotti per la cura dagli asceti e spesso passavano da uno all’altro alla ricerca di un risultato non ancora ottenuto.
Il folle esprimeva l’antagonismo tra “bene” e “male” e rappresentava un’occasione per vincere con la preghiera e gli esorcismi, il Demonio. D’altra parte il battesimo cristiano rappresenta il primo esorcismo (e la prima terapia) nella storia di un cristiano: consiste infatti in un atto (rito magico) di iniziazione attraverso la cacciata del demonio nel battezzando.
L’Inquisizione istituita nel 1231 da Gregorio IX, apre il secondo grande periodo nella Storia della follia che durerà fino al Seicento. Il folle viene accomunato all’eretico (anch’egli maschera del male) e la suo destino: l’abbandono, la punizione, la tortura, il rogo. Il periodo spagnolo dell’Inquisizione porta all’estremo la caccia alle streghe che è anche caccia al folle.
A partire dal primo Cinquecento, tuttavia, si assiste ai prodromi di una trasformazione concettuale che porterà a ridisegnare l’ambito entro cui è posto il folle. Già Erasmo da Rotterdam (Elogio della Follia, 1509) esalta la follia in quanto origine di ogni attività dell’uomo e fonte della sua grandezza.
Le arti figurative sostengono una nuova concezione di follia: Hieronymus Bosch, Pieter Brugel il Vecchio rappresentano la follia non più come opera del Demonio o di Dio ma come “pietra” che può anche essere estratta dal cranio dei folli. Ecco che la follia viene in qualche modo fatta rientrare in un ambito “terreno”, non più esclusivamente sacro. Sono d’altra parte gli anni in cui nasce il naturalismo di Bacone e Galileo e in cui la concezione del mondo acquisisce sempre più la connotazione positivista dei secoli successivi.   
In questo contesto culturale il trattamento inquisitorio del folle viene ancora applicato, ma si delinea sempre più distintamente una terza fase: quella dell’Internamento. Nel 1657, in Francia, si assiste all’apertura dell’Hopital de Paris, in cui vengono (punitivamente) internati poveri, storpi, delinquenti, incapaci sociali. Incomincia l’Internamento per “ordine dei governi” in una concezione di profilassi sociale, che si protrarrà fino ai giorni nostri.
In Toscana, il 19 maggio 1788, dopo che fino a quel periodo i medici che si occupano dei ricoverati nell’hopital sono l’internista (per risolvere patologie infettive acute e controllarne la diffusione epidemica) e il chirurgo, appare la figura, per la prima volta, dello psichiatra. Vincenzo Chiarugi, primo psichiatra italiano, si occupa dei folli ricoverati nell’ospedale di Bonifazio di Firenze.
In Francia, a Parigi, il 25 agosto 1796 Philippe Pinel prende servizio, quale psichiatra con il compito di occuparsi di follia, all’asilo di Bicètre.
Per rendere possibile un trattamento specifico era tuttavia necessario poter individuare la follia tra le altre forme di emarginazione e poter seguirne il decorso in modo da conoscere manifestazioni ed esiti. E’ per tali motivi che i primi psichiatri “liberano” dalle catene e dal sistema coercitivo i folli e gli alienati, quale premessa ad un diverso intervento. Riconosciuta in tal modo la dignità di malattia inizia la clinica psichiatrica con la nosografia e la terapia.
I primi Trattati sono del Chiarugi (Della pazzia in genere e in specie. Trattato medico analitico con una centuria di osservazioni) nel 1793-94 e di Pinel (Trattato medico-filosofico sull’alienazione mentale o sulla mania) nel 1800.
 
Gli asili vengono ora progettati tenendo conto dei criteri di cura. In questo periodo erano specifici trattamenti psichiatrici:
·        le docce (potevano variare l’altezza da cui cadeva l’acqua, la temperatura, il punto in cui doveva essere diretta)
·        il salasso (circoscritto, talora con sanguisughe sugli organi genitali)
·        emissioni di sangue per flebotomia
·        pediluvi con acqua bollente e aggiunta di acido muriatico o ammoniaca
·        frizioni irritanti sulla cute o sulla testa
Sono ulteriori pratiche comuni in questo periodo il provocare malattie cutanee febbrili a scopo terapeutico, il riaprire ulcere cicatrizzate o l’indurne delle nuove, il prescrivere purganti, evacuanti, emetici. Tutti aspetti che richiamano l’antica concezione di malattia come possessione e terapia come eliminazione dal corpo di un contaminante (demone o tossico).
D’altra parte era presente già una psicofarmacoterapia (oppio, assenzio, stramonio, canfora, muschio, ferro, antimonio,…) e una psicoterapia (svaghi, passeggiate, musica allegra,…).
L’Ottocento si caratterizza per lo sviluppo di alcune innovazioni e l’introduzione di una ricca e, in parte, attuale terminologia psichiatrica (la demenza precoce di Morel; l’igiene mentale di Ray; la catatonia e la ciclotimia di Kahlbaum). In Italia, a partire dall’anno dell’unità italiana (1861), muta il sistema organizzativo dei luoghi di cura: alle Province spetta la responsabilità amministrativa dei folli del territorio di competenza.
Nel 1895 (anno di pubblicazione degli Studi sull’Isteria di Freud e Breuer) nascono i poteri terapeutici della parola e la concezione di una possibile relazione tra psichiatra e paziente. Viene introdotta una nuova tecnica in cui il paziente ha un ruolo attivo. Nasce così una nuova metodologia all’interno della quale si svilupperà la psicoanalisi del 1900, ma soprattutto nasce il nuovo corso della psichiatria.
Nel 1899 esce in Germania la sesta edizione del Trattato di Psichiatria di Emil Kraepelin in cui è presente una nuova sistematizzazione clinica: si organizza in modo sistematico il sapere psichiatrico e si introducono due paradigmi principali (la psicosi maniaco-depressiva e la demenza precoce). Questa sistematizzazione dominerà la psichiatria fino ai giorni nostri anche se il termine “demenza precoce” perde d’importanza dopo la proposta del 1911 di Eugen Bleuler di sostituirlo con “schizofrenia”.
 
 
Il Manicomio Italiano
“Manicomio” è il termine italiano per asile d’aliénés (o établissement hospice) introdotto nella prima metà dell’Ottocento.
Nel 1881 in Italia ci sono 39 manicomi che contengono 16.655 folli. Inoltre sono presenti 9 manicomi privati. La distribuzione e gestione sul territorio del Regno è irregolare e l’interpretazione della legge provinciale del 20 marzo 1865 è disomogenea (esistono convenzioni tra le diverse province).
Il personale medico di ciascun manicomio è formato da un medico-primario (che è il direttore) e da assistenti in numero proporzionale agli assistiti. Alcuni manicomi sono designati per l’insegnamento clinico delle Malattie mentali e il medico primario ne è il docente.
Una condizione particolare di privilegio spetta al manicomio di Firenze sia perché vi lavorò Vincenzo Chiarugi (capostipite degli psichiatri italiani) sia perché è stato il primo ad essere regolamentato da una legge del granduca di Toscana (1738).
Il primo luogo per alienati in Toscana è l’ospizio di Santa Dorotea a Firenze, fondato nel 1645 ad opera di un religioso carmelitano (padre Leoni) e portato a termine da padre Diciotto di Bergamo. Il rudimento di manicomio più antico d’Italia è comunque quello di Santa Maria della Pietà a Roma, la cui fondazione risale al 1518. I malati poveri erano destinati all’ospedale Santa Maria Novella dove erano mescolati ad ogni altra forma di emarginazione e malattia.
I disagi che i malati di Santa Maria Novella procuravano erano tali che Francesco I di Lorena ordinò (1754) il trasporto degli alienati di Santa Dorotea in uno stabile di via Tonicelli e qui la sistemazione degli alienati poveri di Santa Maria Novella. Questa ristrutturazione funziona solo per un breve periodo di tempo, anche per il crescente numero di alienati e prevale quello di riunire all’ospedale Bonifazio tutti i folli, gli incurabili e gli affetti da malattie cutanee. Il trasferimento avviene il 19 maggio 1788 e la direzione sanitaria è affidata a Vincenzo Chiarugi. Molti anni più tardi, nel 1861, viene istituita la Colonia di Castel Pulci per alienati cronici tranquilli, come succursale del Bonifazio.
Verona può essere portata come esempio antitetico a quello di Firenze: il manicomio nasce qui solo nel 1880 come Colonia agricola di San Giacomo della Tomba. Prima i folli venivano inviati a Venezia. Nelle Colonie agricole il lavoro si lega alla cura e cambia totalmente, in questi contesti, il regime di sorveglianza.
Un cenno merita il manicomio di Reggio Emilia non tanto perché fu uno dei punti di riferimento degli alienisti europei all’inizio dell’Ottocento, lodato per il suo fervore scientifico (nacque la “Rivista sperimentale di freniatria e di medicina legale nel loro rapporto con l’antropologia e le scienze giuridiche e sociali” ancora regolarmente pubblicata), ma soprattutto perché in parte fu destinato a manicomio giudiziario. Al San Lazzaro di Reggio Emilia gli alienati arrivano nel 1654. I manicomi giudiziari vengono previsti in Italia dal Regio Decreto n. 260 del 1° febbraio 1891.
Nel 1904 nasce un nuovo manicomio, il primo regolato da una Legge del Regno d’Italia che resterà in vigore fino al 1978 (con la riforma Basaglia).
 
 
Legge sui manicomi del 14 febbraio 1904
Il Ministro degli Interni Giolitti nel 1904 propose un disegno di legge per la gestione delle strutture manicomiali. Giolitti ridusse la legge a pochi articoli e tolse tutte le asperità che ne potevano ostacolare l’approvazione. Il disegno di legge, composto da 11 articoli venne così approvato dal Governo.
I riferimento culturali e concettuali della Legge sono le concezioni della scuola antropologico-positiva italiana che dominava in quel tempo (Cesare Lombroso): era convinzione che il comportamento dei singoli e dei gruppi etnici (razze) dipendesse da caratteristiche biologiche e che pertanto non fosse sostanzialmente modificabile. Questo concetto era valido sia per la follia che per la genialità: l’uomo folle era solo un caso particolare di un sistema antropologico perfettamente distinguibile e misurabile.
Cesare Lombroso aveva applicato ai crani o alle teste dei folli le stesse tecniche usate per lo studio dell’uomo di Neanderthal o degli reperti dell’antropologia classica. I segni dei differenti comportamenti erano così specifici da permettere di distinguere una prostituta da una menzognera.
La frenologia, una scienza dei segni spia del carattere e quindi del comportamento, aveva soprattutto valore “preventivo” poiché, identificata un’anomalia, l’unico compito sociale possibile era la sua eliminazione.
Carcere e manicomio: sono in tal senso due modalità di difesa dall’uomo delinquente e dall’uomo folle (e dalla loro pericolosità). Il folle non è responsabile delle sue azioni (non è punibile) ma allo stesso motivo si può non rispettare la sua volontà e si può portare in manicomio. La follia si poteva solo contenere ed imbrigliare (ecco il compito della psichiatria) e non guarire.
 
Gli articoli della legge del 14 febbraio 1904 (11 articoli di cui l’ultimo è il Regolamento dei Manicomi) possono essere riassunti in alcuni concetti, quali:
·        chi va in manicomio (alienati mentali quando pericolosi a sé e agli altri)
·        come si va in manicomio (l’ammissione può essere richiesta da chiunque)
·        come si esce dal manicomio (dopo parere del Direttore e su autorizzazione del Tribunale)
·        il direttore del manicomio (piena autorità sia sanitaria che di sorveglianza)
·        regolamento dei manicomi (ogni manicomio ha il suo regolamento)
·        pagamenti (sono a carico dei Comuni e delle province)
·        controversie sulle spese (di competenza della Giunta Provinciale Amministrativa)
·        vigilanza sui manicomi e sugli alienati (di competenza del Ministeri dell’Interno e dei Prefetti)
·        il Prefetto può esercitare il potere di chiusura del manicomio
·        sono possibili le autopsie (a scopo didattico)
·        Regolamento:
§ Separazione dei due sessi
§ Locali per i malati pericolosi, per i malati infettivi, per le autopsie
§ Compiti per gli infermieri (possono ricorrere a mezzi coercitivi solo su autorizzazione del Direttore o di un medico)
§ Puntualizza il periodo di osservazione (non superiore a 15 giorni)
§ Relazione successiva al Procuratore del Re per confermare o meno il ricovero
§ Prevede il ricovero consapevole
 
Terapie manicomiali
Sostanzialmente invariate. Per la psicosi maniaco-depressiva viene suggerita da Kraepelin il sale di bromo o iniezioni di atropina. Per l’eccitazione psicomotoria il trattamento d’elezione è l’allontanamento dagli stimoli esteriori e il ricovero nel manicomio a cui vanno aggiunti i bagni in permanenza. Per la demenza precoce l’intervento d’elezione è il manicomio. Per i comportamenti di violenza si ricorre al bromuro di potassio, alla ioscina, ai bagni caldi e prolungati, al riposo a letto. Per i catatonici si utilizzano frizioni, massaggi, elettricità, accurata igiene della persona.
Considerazione critica: al di là dell’aspetto cruento rispetto ai trattamenti, molti risultati ottenuti con le recenti terapie psichiatriche non sono maggiori o migliori di quelli ottenuti da Pinel.

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